Babaji mi invitò a immaginare di addormentarmi e di cominciare a sognare.
Nel sogno ero Arun, un uomo che viveva in una grande città. Ogni mattina andavo al piccolo negozio di alimentari e spezie in cui lavoravo; con me c’era mia moglie, e insieme cercavamo di mandare avanti la famiglia. Le strade erano affollate, le persone mi chiamavano per nome, le preoccupazioni sembravano reali e persino il corpo che chiamavo “io” appariva certo e separato.
Come Arun, non sapevo che le case, i passanti, i desideri e le paure fossero espressioni della stessa mente, immagini passeggere sul velo di māyā. Tutto in quel momento era assolutamente reale.
E se questo mondo fosse realmente un sogno in cui tutto quello che accade è prodotto dalla nostra mente? Come questa consapevolezza della realtà potrebbe impattare sulla nostra vita e sulla nostra ricerca spirituale?
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