La stanza era immersa in un silenzio denso e vibrante. Seduto nella penombra, Mukundadas manteneva la postura immobile, il respiro calmo e sottile, gli occhi chiusi e concentrati nel punto tra le sopracciglia, l'occhio spirituale. La sua mente, dopo aver praticato a lungo le tecniche del Kriya Yoga, si era finalmente acquietata, scivolando in uno stato di profonda interiorizzazione nel Pranava, che ora lo avvolgeva come l’oceano fa con la goccia.
All'improvviso, lo spazio oscuro dietro le palpebre chiuse cominciò a mutare. Non fu un lampo abbagliante, ma un bagliore dorato, morbido e avvolgente, che si espanse fino a riempire l'intera stanza, dissolvendo le pareti fisiche e trasportando la sua coscienza in una dimensione senza tempo. Tra le cime innevate di un paesaggio himalayano interiore, la luce iniziò a condensarsi.
Prese forma la figura di un giovane asceta dai lunghi capelli color rame e dal corpo radioso. L'aura di pace infinita e l'amore travolgente che emanava non lasciavano spazio a dubbi: era Mahavatar Babaji.
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